Agevolazioni, Ricarica, Risparmio

Ricarica elettrica domestica: il contributo statale resta attivo fino al 2030

Buone notizie per chi possiede o sta per acquistare un veicolo elettrico: l'agevolazione economica pensata per favorire l'installazione di punti di ricarica privati continuerà a essere disponibile per altri quattro anni. Il nuovo decreto governativo dedicato al settore automotive, firmato lo scorso 10 giugno, ha infatti esteso la validità del contributo fino al 2030, lasciando inalterate le percentuali di rimborso già in vigore.
Quanto vale l'agevolazione
Il meccanismo di sostegno copre l'80% della spesa complessiva sostenuta per l'acquisto e la posa in opera del dispositivo di ricarica. Il rimborso massimo ottenibile è fissato a 1.500 euro nel caso di privati cittadini, mentre sale a 8.000 euro quando l'intervento riguarda le parti comuni di un edificio condominiale.

Rientrano tra le voci finanziabili non solo l'apparecchio di ricarica in sé, ma anche tutte le attività accessorie: adeguamento dell'impianto elettrico, eventuali opere murarie, progettazione tecnica, collaudi finali e allacciamento alla rete elettrica, compresa la creazione di un nuovo punto di fornitura qualora necessario.
Le risorse stanziate anno per anno
Lo stanziamento complessivo previsto per l'intera durata della misura, dal 2025 al 2030, ammonta a 68 milioni di euro. La distribuzione dei fondi segue questo andamento:
2025 - 10 milioni di euro (fondi residui)
2026 - 5 milioni di euro
2027-2029 - 15 milioni di euro annui
2030 - 8 milioni di euro.
Chi può richiedere il contributo
L'accesso all'incentivo è riservato ai cittadini privati residenti sul territorio italiano e ai condomìni, limitatamente agli interventi sulle parti comuni. Ne restano invece esclusi imprese e professionisti con partita IVA, che per le proprie esigenze di ricarica possono fare riferimento a un canale di finanziamento distinto, gestito dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Auto elettrica collegata a una colonnina di ricarica di una casa privata
Requisiti e spese ammesse
Per beneficiare del contributo è indispensabile che il richiedente abbia sostenuto sia il costo di acquisto sia quello di installazione dell'impianto, effettuando ogni pagamento tramite strumenti tracciabili e intestati direttamente al soggetto beneficiario. Oltre all'impianto elettrico e alle opere edili, sono ammesse a rimborso anche le spese per sistemi di monitoraggio dei consumi, direzione lavori, sicurezza del cantiere e collaudi tecnici.
Come e quando fare domanda
Le richieste dovranno essere inoltrate unicamente tramite il portale digitale di Invitalia, accessibile con identità digitale SPID, Carta d'Identità Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi. Al momento, però, non è stata ancora comunicata la data di riapertura dello sportello per la presentazione delle nuove domande.

Il decreto, infatti, si limita a confermare il rifinanziamento della misura, rimandando a un successivo atto attuativo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy la definizione dei dettagli operativi: apertura dello sportello, decorrenza delle spese ammissibili e procedure per l'invio delle domande.
Cosa fare nel frattempo
In attesa del decreto attuativo, chi intende richiedere il contributo può già iniziare a organizzare la documentazione utile: fatture di acquisto, ricevute dei pagamenti tracciabili e certificazioni di conformità dell'impianto rilasciate dal tecnico installatore. Farsi trovare pronti consentirà di presentare la domanda tempestivamente non appena lo sportello verrà riaperto.